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minestra di pomodoro

12 agosto 2019

PIANO SEQUENZA DI UN’ESTATE TRA BICICLETTE, SEMI DI COCOMERO E POMODORI 

Nella mente di un adulto, l’estate dell’infanzia è un tempo a parte nella concatenazione puntuale degli anni. Occupa un posto a sé stante, lontano e più in alto.

E’ un unico piano sequenza lunghissimo, lentissimo, caldissimo.

La telecamera si muove flemmaticamente e inquadra biciclette appoggiate ad un muretto scalcinato, ciottolini colorati con dentro acqua e foglie, ad uso di una finta minestra profumata, gessetti colorati per una campana degenerata in tanti disegni sull’asfalto, bambole sedute su passeggini e sdraiate in culle improvvisate sui gradini  di casa.

In sottofondo arriva lontana ma inconfondibile la voce rauca del Tenente Colombo, il rumore vivace di stoviglie apparecchiate e sparecchiate, il suono attutito del pallone che picchia per terra e, sempre, il frinire di cicale.

Nell’estate di noi bambini, i semi di cocomero si appiccicavano ovunque, i ghiaccioli alla Coca Cola sgusciavano inevitabilmente dal guscio di carta per spiaccicarsi per terra, i piedi erano sempre sporchi e le ginocchia rigorosamente “sbuccicate”.

Negli anni 80 Topolino costava 1.000 lire. Il giorno in cui usciva in edicola, io chiamavo la mia mamma urlando a gran voce giù dalla strada e lei, dalla finestra, mi tirava i soldi. Io correvo  subito a comprarlo e mi immergevo a capofitto nel profumo di quelle immagini stupende, perdendomi nel gergo intelligentemente buffo di quei personaggi…

Era il tempo dei completini coordinati canottiera-pantaloncini corti, ciabatte di plastica a fascia e mollette colorate con la forma di ciliegia e di anguria tra i capelli.

Noi giocavamo nella piazzetta sotto casa, oggi invasa di auto.

Eravamo io, Giorgia, Marco detto “Piri”, Fabio detto “Braciolina” (scontatamente figlio di macellai) e Silvia, sua sorella. Spesso si aggiungevano Ferdinando e Francesco, che venivano dai nonni e Barbara, la nipote milanese di Evera, magrissima e bionda e, per questo, soprannominata “ghiacciolo al limone”.

Noi eravamo i bimbi di Via dei Frantoi, ma c’erano anche i bimbi del Marzocco e di Via delll’Aia, quelli delle Case bianche e quelli di San Piero, in una mappa paesana ormai cancellata dalla scarsa natalità e dall’abuso di televisione, in cui ogni zona del paese aveva il suo gruppo di bambini che invadeva le strade con risate e gavettoni.

La piazzetta d’estate sostituiva le nostre camerette e noi ci trascorrevamo tutto il nostro tempo.

All’ora di pranzo i profumi incrociati di soffritto e peperonata invadevano la strada; la sigla  del “Pranzo  è servito” e le prime parole garbate di Corrado erano, per noi, il segnale che era il momento di rientrare.

Quelle tre strade le abbiamo abitate tutte: al Torrino ci facevamo il ristorante, usando i sassi al posto dei piatti; la zona più ombreggiata era il palcoscenico di giochi più vivaci come ruba bandiera o strega comanda colore, e nel centro della piazzetta giocavamo a “elastico”, gioco nel quale, modestamente, mi consideravo ferratissima.

Altrettanto non posso dire delle mie gare in bicicletta: la discesa in picchiata giù per Via del Treppiede è stata causa di molteplici crisi di panico!

Ad una certa ora, nel pieno dei nostri giochi, la mamma di Braciolina ci distribuiva direttamente dal paniere di vimini dei sodi e lucidi pomodori San Marzano, appena arrivati dall’orto.

Noi li mangiavamo così, a morsi, con le mani sporche e i capelli sudati appiccicati alle tempie, godendo, in bocca, del sapore puro del sole che incendiava i campi ma per poco, pochissimo, perché dovevamo di nuovo correre, con le nostre voci stridenti e la fretta dell’entusiasmo, ad un nuovo gioco.

Il mio piano sequenza si chiude così, con una ciabatta persa per terra nella corsa, i doppioni di figurine appiccicate all’Ape di mio nonno e un piccolo cimitero di piccìoli di San Marzano.

MINESTRA DI POMODORI SAN MARZANO

Il sapore dell'estate in bocca: punto.
Preparazione25 min
Cottura45 min
Tempo totale1 h 10 min
Porzioni: 4 persone

Ingredienti

  • 1 Kg pomodori san marzano
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • 40 gr olio extra vergine di oliva
  • 1 costa di sedano
  • 6-8 foglie di basilico
  • un ciuffo di prezzemolo
  • sale e pepe

Istruzioni

  • Lava i pomodori, tagliali in due e togli i pochi semi che ci sono. Falli a piccoli pezzi.
  • A parte, trita la cipolla e mettila a sudare nell'olio insieme all'aglio in camicia, che poi toglierai.
  • Aggiungi, quindi, il sedano tagliato a tocchetti, il basilico, il prezzemolo ed anche i pomodori.
    Fai andare la minestra per circa 20 minuti, finché i pomodori non rilasciano tutta l'acqua.
  • A questo punto, purtroppo, tocca svolgere la regina delle operazioni più noiose "dell'Impero delle operazioni culinarie noiose" ovvero: passare la minestra al cd. “passino” o passaverdure.
    Se ne sei uscito vivo, rimetti la minestra sul fuoco, salala, pepala, e falla andare per altri 10 minuti circa. Se la minestra fosse troppo soda, puoi allungarla con un mestolo di acqua calda o con del brodo vegetale.
    Lasciala riposare qualche minuto.
  • Servila calda, fredda o tiepida: come ti pare, insomma!

Note

Buonissima accompagnata con pane tostato e gratinato al forno con parmigiano o pecorino ed un filo d'olio.
Non lesinare sull'uso del basilico, mi raccomando!
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oppure prova queste…

rigatoni alle cozze

rigatoni alle cozze

MEMORIE ELBANE N.1

Porto Azzurro, primi anni 60.
Uno scugnizzo magro, scalzo, con la pelle spellata dal sole, gli occhi ed i capelli scuri si incamminava verso casa.
Era affamato dalla mattinata trascorsa con una banda di giovani scalmanati a tuffarsi in mare dai barconi dei pescatori ormeggiati alla Rossa.
Ogni giorno, il ragazzino indugiava vagabondando tra il ristorante di Aladino ed il Delfino Verde di Paride: palafitte, a forma di nave, sospese sul mare elbano.

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ragù

ragù

SILVANA

La Piazzetta San Dalmazio è una piccola piazza del centro storico di Pomarance; uno dei luoghi più pittoreschi del mio paese nel suo indubbio charme tipicamente toscano.
Dalla finestra della mia camera si vede il campanile e, se per un attimo faccio silenzio nella mia testa, la ricordo tutta innevata, deserta e silenziosa.
D’estate è come deve essere: assolata, con i suoi immancabili vasi di gerani, panchine e fontanelle d’acqua ronzanti di vespe.
In piazzetta San Dalmazio ci viveva Silvana.

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zuppa

zuppa

E NOI, CHE NON SIAMO MAI ABBASTANZA

E’ il tempo della fine dell’estate.
Uno splendido settembre mi sta per abbracciare di nuovo con il tepore di una pashima leggera che si tira fuori dalla borsa il pomeriggio quando comincia a raffrescare.

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8 Commenti

  1. Roberta

    …..ma sei stupendamente bravissima!!!!sai creare l’atmofera perfetta per farci assaporare gusti e annusare profumi…..riesci a farceli sentire anche da questi moderni marchingegni…..

    Rispondi
    • badabusina

      Ma Roberta, sei stupendamente esagerata!
      Che dire…quei gusti e quei profumi sono nel mio DNA ma mi fa, indubbiamente, molto piacere capire che riescono ad attraversare questi marchingegni e a trovare un punto di contatto tra di noi.
      Un carissimo saluto.

      Rispondi
  2. Letizia Costagli

    Speciale, Martina!!
    Piazzetta San Dalmazio.. ricordi “dolcissimi” legati al forno di Emelita. Un posto magico dove nonne, mamme e piccini si risvaldavsno al fuoco delle chiacchiere, risate e giochi.
    Bellussimo quello che fai..per tutti.

    Rispondi
    • badabusina

      Letizia,
      mi fai venire un brivido quando mi dici che quello che faccio è bello anche per altre persone.
      Il forno di Emelita è già uscito fuori più volte: toccherà scriverne , prima o poi.
      Mi hai fatto tanto piacere.
      Un caro saluto.
      Martina

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  3. Margherita

    Bravissima Marti…trasmetti emozioni che arrivano dirette al cuore…..

    Rispondi
    • badabusina

      Margherita,
      è una bellissima cosa quella che mi dici.
      Un carissimo abbraccio

      Rispondi
  4. Lucia Gremigni

    Bellissimo!!! Ed io che da poco ci sono tornata a vivere qui fra piazzetta San Dalmazio e Via dei Frantoi….mi sembra di esserci sempre stata !! Per me abitare qui è stato come realizzare un sogno e le tue storie rendono ancora di più questi posti magici!!!

    Rispondi
    • badabusina

      Lucia è bello l’attaccamento ai nostri posti. E’ uno strano senso di appartenenza che ci completa. Grazie

      Rispondi

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