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mele al forno

9 febbraio 2020

L’ODORE DELLE CASE DEI VECCHI

“A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “La fessa”.

Io, invece, rispondevo: “L’odore delle case dei vecchi”.

La domanda era: “Che cosa ti piace di più veramente nella vita?”

Ero destinato alla sensibilità.

La voce di Jep Gambardella è profonda, un po’ rauca.

Un fremito, appena un palpito, un fruscìo impercettibile di ali nella mia testa.

Qualcosa succede, non so in quale punto, nel mio sistema limbico.

E mi spunta un sorriso, lieve, silente, dolce, sulla faccia.

L’odore delle case dei vecchi.

Un misto di odore di chiuso, di medicamenti, di garze imbevute di alcool, di canfora nei cappotti attaccati all’ingresso, di ceretta per le scarpe, di lacca per capelli, di acqua di colonia, di brodo a bollire sul fuoco, di mele al forno.

Le case dei vecchi mi hanno sempre affascinato: tutta una vita di rispetto per le cose.

Conservazione di barattoli di conserva e foglietti di carta da riutilizzare, presine cucite con ritagli di stoffa, pezzetti di saponette consumate, messi tutti insieme in una lattina vuota di sardine sottolio sopra il lavandino, avanzi minuscoli di cibo conservati in frigo in piattini coperti di carta stagnola.

Il mio sguardo fruga di nascosto tra le fotografie in bianco e nero e poi a colori sbiaditi, come ormai lo sono i ricordi; nelle credenze con orribili bomboniere di cresime, battesimi, matrimoni di figli, nipoti e conoscenti: un tripudio kitsch di tulle, cigni e orsetti di ceramica; dentro gli armadi, il corredo, con le lenzuola legate da nastri di raso color pastello e profumate da sacchettini ricamati con dentro la lavanda essiccata.

Apro le ante degli armadietti del bagno e trovo colla per dentiere, pettinini dai denti fini, bigodini, brillantina e medicine.

I vecchi e le loro cose: un bisogno di non sciuparle, una cantilena di gesti fragili di cautela, una catenina d’oro di azioni piene di senso, di concretezza e di dignità. In loro tutto parla di avere cura.

I vecchi, io li osservo. Si muovono lenti; si vestono male; sorridono prima con gli occhi. Il loro mondo è diventato piccolino, le cose da ricordare troppe, le cose da dimenticare: impossibili da dimenticare.

Li ascolto: mi dicono parole buone, di conforto e io mi sento salire nel cuore una tenerezza lieve. La delicatezza dei loro gesti si trasforma in un grumo di lacrime nei miei occhi. Sono anche cattivi, alcuni.

Ma mi sembrano sempre più umani di noi, i vecchi.

Quando ero piccola, ogni giorno scendevo le scale e andavo a trovare Nella, la sorella di mio nonno, nel suo appartamento sotto casa nostra.

Appena entravo mi invadevano gli odori del cibo che le portavano i servizi sociali nei contenitori di plastica dalla mensa della residenza degli anziani: quel misto disgustoso di roba umida, lessata, tra un colloso purè di patate, minestrina e braciolina ai ferri.

Nella aveva in cucina uno stipetto di fòrmica che si apriva in alto.

Io lo aprivo e dentro c’era il pane, con le briciole in giro, i contenitori di sale e pepe sempre rovesciati e le bottigliette di olio e aceto sgocciolanti.

Io, non so perché, avevo la fissazione di metterle sempre in ordine queste cose e di ripulire tutto perbene.

Quell’odore di sale, pepe, olio, pane e aceto me lo ricorderò finché campo.

E  poi, quando Nella aveva finito di mangiare, io scoperchiavo davanti a lei il piatto che mia nonna mi aveva fatto portare da casa: lei mi guardava e mi sorrideva in silenzio.

Era il suo piatto preferito: le mele cotte al forno: tutta la dolcezza dei gesti dei vecchi.

mele al forno

Anche questa è una ricetta che si presta ad infinite varianti e personalizzazioni: si possono condire le mele solo con zucchero e burro ma si possono aggiungere anche spezie (cannella o cardamomo) o frutta secca (nocciole, mandorle, uvetta). Infine, prima di metterle in forno, puoi irrorare le mele con il liquore che più ti piace: un dito di rosolio, marsala, vin santo, per esempio...
La prossima volta ti darò la ricetta di mia nonna che, talvolta, metteva dentro alle mele il riso aromatizzato cotto nel latte: una vera leccornia! 
Preparazione15 min
Cottura1 h
Tempo totale1 h 15 min
Porzioni: 4 persone

Ingredienti

  • 4 mele (quelle che più ti piacciono)
  • 4 cucchiaini di zucchero muscovado
  • 20 gr. burro ammorbidito
  • 4 cucchiaini di miele
  • estratto di vanigllia q.b.
  • cannella
  • succo di limone
  • 4 cucchiai di marsala

Istruzioni

  • Accendi il forno a 180°.
  • Taglia la mela a circa due terzi di altezza e toglile la calotta superiore. Scava all'interno per togliere un pò di polpa ed il torsolo.
  • Inserisci all'interno delle mele un cucchiaino di zucchero muscovado per ogni mela, il burro ammorbidito, un cucchiaino di miele e gli aromi: estratto di vaniglia, cannella, qualche goccia di succo di limone.
  • Rimetti la calotta superiore sulle mele e adagiale in una pirofila che andrà in forno.
  • Aggiungi un dito di acqua all'interno della pirofila e irrora le mele con il marsala.
  • Inforna a 180° per 1 ora circa.

Note

p.s.: un profumo in cucina pazzesco!!
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uova di neve

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ANCHE I DIRIGENTI SI COMMUOVONO

Nell’estate del 1978, la Solvay s.p.a. aveva deciso di inviare in Francia il Sig. Venturi, dirigente di uno stabilimento di Ponteginori (PI), insieme al capo cantiere Sig. Frati e all’Ing. Zazza, capo servizio di cave e miniere.
Lo stabilimento francese aveva bisogno di personale esperto in perforazioni.
I tre, dunque, lasciarono il ridente paesello e partirono alla volta di Nancy…

il caffè in forchetta

il caffè in forchetta

A RIEMPIRE UNA STANZA BASTA UNA CAFFETTIERA SUL FUOCO

Una caffettiera enorme era sempre sul fuoco: qualcuno stava sempre per arrivare.
Arrivava Ottorina ad aiutare a fare le torte e poi Roberta ad assaggiarle: sfregava il dito nel pentolino della crema, lo faceva scorrere per tutto il bordo e poi se lo infilava direttamente in bocca.
Arrivava il contadino a portare i conigli, tenuti per le gambe a capo all’ingiù, e Miro a salutare.

cantucci con l’anice

cantucci con l’anice

GRADISCE UN CAFFE’?

La conosco da sempre perché abita nella stessa via dove abitavo da piccola.
La incrocio quasi quotidianamente, a passeggiare lungo le mura, col suo passo lento e le braccia incrociate dietro alla schiena. Quando va a fare la spesa porta con sé un cestino di vimini foderato di stoffa a fiori. E solo con questo particolare, vi ho detto molto di lei.

6 Commenti

  1. Marianna Giorgi

    Letto tutto il tuo blog. Brava! Brava! Brava! Per essere riuscita con delle ricette a raccontare delle generazioni, tante vite umane, la storia di un paese e così nel profondo, ma soprattutto grazie per avermi emozionato facendomi tornare bambina! Un abbraccio Martina e mi raccomando continua a scrivere ricette e a raccontarci le loro storie!

    Rispondi
    • badabusina

      Marianna,
      grazie per le tue parole. Tu sai cosa significano per me.
      Un grande abbraccio

      Rispondi
      • Paola

        Marti sei una donna dalle mille risorse….ho trovato il tuo blog stupefacente e mi hai fatto commuovere fino a singhiozzare con le tue storie…grazie ❤

        Rispondi
        • badabusina

          Paola,quanta emozione, le tue parole…
          Grazie , grazie

          Rispondi
    • lucia gremigni

      L’odore delle case dei vecchi ed i loro gesti …. lenti e pacati che contengono tutta una vita vissuta…..
      Quanta emozione in questo tuo racconto un po’ malinconico come un po’ sono loro, i vecchi.
      E come un po’ lo sono diventata io a leggere….questi tuoi racconti non passano indifferenti ma hanno la forza di smuovere dei bei sentimenti!!!!

      Rispondi
      • badabusina

        Si non nego la nostalgia e anche la tristezza che indugia in certe cose che scrivo, a volte ….ma che però non voglio rinnegare in un tempo, secondo me , in cui siamo sempre “fintamente” un pò troppo UP! Un carissimo abbraccio

        Rispondi

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