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insalata di salvastrella

30 maggio 2019

AMENI POMERIGGI TRA FOGLIE DI SALVASTRELLA, PAN DI SPAGNA E PICCIONI

Oggi molti di noi hanno borse della spesa ecologiche, in tessuti naturali e con stupende illustrazioni, acquistate nella piccola boutique di primizie biologiche a Milano o all’ultima esposizione di arte contemporanea a Berlino. Se non ce l’hai, non sei nessuno.
Dentro vi riponiamo le nostre patate ancora piene di terra, orgogliosi del nostro acquisto biologico e le prime fragole di stagione, gonfie in modo abnorme di tutti i pesticidi possibili immaginabili.
Una volta, invece, mio nonno tornava dall’orto con delle orribili buste di plastica straripanti di verdura sporca di terra umida.
Le abbandonava lì, sul tavolo della cucina, tra un pan di spagna da farcire e dei piccioni morti ancora da spennare, avvolti in fogli di carta di giornale: ovviamente, l’Unità. Erano quelli i tempi in cui i compagni di partito passavano ancora di casa in casa a consegnare il quotidiano e, fortunatamente, era ignota l’esistenza dell’haccp.
Le buste rimanevano sul tavolo; mio nonno indossava le sue solite pantofole a quadri e si sedeva stanco sulla sedia accanto alla stufa a legna. Poi, arrivava LEI.

Rosina si avventava sulla verdura con l’espressione perfida e malfidata di chi, prevenuto, sa già cosa sta per succedere; in un attimo tirava fuori bietole, pomodori, fagiolini, senza nemmeno curarli di un’occhiata e poi, con sguardo fiero, sollevava dalla busta un mazzo di insalata brandendolo contro la faccia di mio nonno.
«Ti avevo detto di portarmi la salvastrella e invece mi hai portato la lupinella!!!» asseriva stizzatissima.
Gino, con le gambe incrociate ed una Futura stretta tra le labbra, balzava in piedi in un istante e, in preda al furore più cieco, rispondeva: «Viaa viaaa Rosaaa, unnovedi che quella è salvastrella!!»
Mia nonna, gelida, tornava a girare con calma il tegame dello spezzatino sul fuoco: «Ti dico che questa è lupinella, come sempre».
Intanto, ecco trotterellare dal fondo del corridoio, Evera, una donnina minuscola e grassottella che, insieme ai suoi figli e nipoti, viveva in casa con noi, in una sorta di comune ante litteram e per niente hippie sorta, in Via dei Frantoi n. 19 a Pomarance, al tempo della guerra e non negli anni 70.
Evera, cupidamente richiamata dal suono -per lei, celestiale- dell’alterco quotidiano tra i miei nonni, passava accanto al tavolo e, dando appena un fugace sguardo al mazzetto di insalata, asseriva, senza guardare in faccia nessuno: «E’ lupinella, cretino!» e, con un tempismo pari a quello di una étoile della Scala, appena terminata la frase, ricadeva seduta sul divano.
A quel punto Gino dava in escandescenze e, a fronte della totale impassibilità ed indifferenza delle due donne, rubizzo in viso, urlava: «Allora so’ cretino…io so’ il tonto di casa…allora uno di questi giorni scappo di casa, vedrai poi, quando non ci so’ più!!!»
Detto questo, tornava placidamente a sedersi sulla sua sedia, con le gambe incrociate ed una Futura stretta tra le labbra, ed il pomeriggio scivolava via di nuovo sereno, come se nulla fosse successo, tra campane a morto – «O chi è morto? Mah senti, il poro Cocchere» – e una nuova puntata di “Ok il prezzo è giusto”.

Ancora ad oggi, passati molti anni, nessuno ha mai capito come mai il mio nonno non riuscisse a riconoscere la salvastrella dalla lupinella.
Ma mio nonno era così: ingenuo, buono, arruffone.

Il mio nonno non me lo toccate.

E’ l’unica persona al mondo di cui ho davvero amato anche i difetti.

La mattina nel calore del suo letto, con un materasso che sprofondava giù, mi raccontava le storie inventate di un bambino, Piccinino, che stava all’orto con lui, e io ci credevo.

Il mio nonno aveva avuto una figlia, Dianella, morta a sei mesi di convulsioni. Per questo mi amava tantissimo, mi diceva, perché ero una femmina, come lei.

E’ per lui che nel mio giardino oggi, tra fiori arancioni, cresce la salvastrella.

 

 

insalata di salvastrella

A casa mia si chiamava "salvastrella". In realtà, dopo molti anni ho scoperto che il suo vero nome è "PIMPINELLA" o, più correttamente, "SANGUISORBA MINOR".
Vi lascio questa ricetta, premettendo che più di ogni altra cosa amo la salvastrella semplicemente unita a foglie di insalata riccia a condimento di una succulenta carne alla brace, sempre condite con una vivace citronette!! Stupenda!
Preparazione20 min
Cottura25 min
Tempo totale55 min
Porzioni: 4 persone

Ingredienti

  • 3 o 4 patate novelle piccole
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • 4 o 5 foglie di salvia
  • qualche rametto di salvastrella
  • foglie di misticanza mista (a vostro gusto)
  • un cetriolo
  • un pugno di piselli freschi
  • 50 gr olio extravergine di oliva
  • 20 gr succo di limone
  • sale e pepe
  • fiori di margherite, aglietto selvatico, borragine

Istruzioni

  • Lava bene le patate togliendo tutta la terra (se ce l’hanno, è già un buon segno al giorno d’oggi!!), mantenendo la buccia. Tagliale in due o tre fette, mettile in una teglia da forno condendole con olio, sale e salvia e cuocile in forno a 200° per circa 25 minuti.
    Lasciale raffreddare.
  • Lava la misticanza e la salvastrella, staccandone le foglie dal gambo; affetta il cetriolo; sguscia i piselli e unisci il tutto in una capiente zuppiera.
  • Prepara la citronette: spremi il succo del limone e togli i semi. In una ciotola versa il succo di limone e il sale ed emulsiona bene con una frusta piatta. Quando il sale si è sciolto, aggiungi il pepe ed infine l'olio. Continua ad emulsionare con la frusta finché non hai ottenuto un composto appena appena denso.
  • Condisci l'insalata con la citronette.
  • Potete aggiungere fiori edibili primaverili come ho fatto io: aglietto selvatico, borragine e margherite ma anche altre erbe a vostro piacere come erba cipollina o aneto, per esempio.

Note

Accompagna l’insalata con fette di pane integrale, buonissimo quello con semi misti (perfetto se fatto da te!).
 
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OPPURE PROVA QUESTE…

uova di neve

uova di neve

ANCHE I DIRIGENTI SI COMMUOVONO

Nell’estate del 1978, la Solvay s.p.a. aveva deciso di inviare in Francia il Sig. Venturi, dirigente di uno stabilimento di Ponteginori (PI), insieme al capo cantiere Sig. Frati e all’Ing. Zazza, capo servizio di cave e miniere.
Lo stabilimento francese aveva bisogno di personale esperto in perforazioni.
I tre, dunque, lasciarono il ridente paesello e partirono alla volta di Nancy…

acciughe sotto sale

acciughe sotto sale

MERENDE ELEMENTARI

Sono i primi giorni di settembre.
E’ mattina presto e sono uscita per fare colazione al bar. L’aria è già raffrescata, e questo mi piace comunque, nonostante la fragranza malinconica di un’estate velocissima che sta per finire.
Quest’anno Gilda andrà in prima elementare.
Già…le elementari: una voragine si apre dentro di me, rivelandomi un mondo sommerso che profuma di astucci a tre scomparti.

2 Commenti

  1. elena

    te lo voglio scrivere anche qui, è un’ emozione grandissima quella che riesci a regalare, spolverando ricordi e sapori….grazie !!!

    Rispondi
    • badabusina

      Grazie Elena,
      mi rendi felice, soprattutto perché tu non conosci le persone di cui parlo, le storie ed i luoghi e quindi capire che comunque arrivo anche da qualche altra parte (oltre questo mio piccolo amato paesello) mi riempie di gioia smisurata.
      Grazie a te.
      Un caro abbraccio
      Martina

      Rispondi

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