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coniglio in umido con fagiolini

31 agosto 2019

D’ESTATE ANDAVAMO A FORTE DEI MARMI

La casa aveva un giardino…
No, questo non è l’incipit di “Vestivamo alla Marinara” e no, non siamo la famiglia Agnelli.
Noi andavamo in Sardegna e, più precisamente, a Capo Testa.
Partenza 1 agosto. Ritorno 31 agosto.
Un mese spaccato di turchese e granito.
La casa che prendevamo in affitto a Portusino aveva effettivamente un giardino che circondava l’abitazione e la isolava dal resto del mondo, stringendola a ridosso delle scogliere e del mare.
La sera, seduti su sdraio a righe, guardavamo i lampi intermittenti del faro delle Bocche di Bonifacio.
Dalle finestre di camera mia si vedeva il mare e, soprattutto, si sentiva: il rumore del mare aperto, una ninna nanna selvaggia al profumo di salmastro.
Al primo giorno di agosto, tre vetture trasportavano i villeggianti da Pomarance a Civitavecchia.

In una prima auto, una Renault 4 bianca, viaggiava la famiglia Frosali, composta da Renato, Marcella e un’adolescente inquieta ed uggiosa.
La seconda auto trasportava la famiglia Garfagnini: Sergio detto “Pecione”, Gabriella e Lisa, coetanea ed amica dell’adolescente di cui sopra. A questo nucleo familiare, si aggiungeva il nipote Gianni, giovane figlio della famiglia Bicchi; la nonna Marisa e Toby, l’inseparabile pincher nano di Lisa.
Seguiva un Fiorino, il cui abitacolo era occupato da Sergio Bicchi, detto “il Bicchi” e da Marta, sorella di Pecione.
L’atmosfera all’interno degli abitacoli delle auto era profondamente diversa.
La Renault 4 procedeva il suo viaggio dondolando e sobbalzando a causa del movimento sussultorio di Renato che guidava saltando sul seggiolino, incapace di contenere il suo corpo fermo sotto le note di interi album di Venditti, registrati malamente su musicassette fruscianti.
I ritornelli cantati a squarciagola erano intervallati solamente dalle continue liti con la figlia adolescente che, alla prima occasione di sosta, si scambiava il posto in auto con Gianni, felicissimo di condividere l’estasi canora con i Frosali.
D’altronde, l’adolescente di cui sopra era altrettanto entusiasta di viaggiare con l’amica del cuore, se non fosse stato per il “problema Toby”. Il canino stava dietro, in fondo all’auto e, afflitto da una tremenda alitosi, alitava sul collo degli astanti, muovendosi in continuazione da destra a sinistra. Senonché, dopo qualche tempo, verde in faccia e prossima al vomito, alla prima piazzola di sosta io ritornavo sulla Renault 4 dove mi proponevo di rimanere muta per tutto il viaggio, pur ingoiando chili di nervosismo ad ogni esternazione del Frosali.

Sul Fiorino veleggiavano placidamente il Bicchi e Marta.
Lui guidava fischiettando e lei si sventolava con il suo immancabile ventaglio finché, in un attimo, a causa dei più disparati motivi, scoppiava un piccolo incendio verbale: il Bicchi tuonava con la sua voce forte e possente: «O via, chetati Marta, un capisci niente te». E Marta rispondeva subito piccata: «Un capisci niente ma te, vai, chetati» sempre apostrofandolo alla fine con l’immancabile «boccalone maldicente!».
Il Fiorino era stracolmo di ogni ben di Dio.
Barattoli di conserva di pomodoro e sughi già pronti. Marmellate, biscotti, latte, caffè, lattine di olio, scatolette di tonno, sgombro, capperi, olive, pasta in tutti i formati, riso, maionese, pacchi di zucchero, sale, damigiane di vino, cassette di verdura, di frutta e l’immancabile cocomero.
Prima di partire, infatti, le signore si recavano a fare la spesa alla Coop del paese stipando i carrelli fino all’inverosimile per garantirsi più giorni possibile di astensione dall’incombenza della spesa per la quale dovevano scendere giù a Santa Teresa di Gallura («uuuhhhh madonninaaa!!!!quanta gente a Santa Teresaaa!!!»).
Mi ricordo che arrivati a Capo Testa attaccavamo accanto alla porta della cucina lo scontrino della Coop che era lungo quanto tutta la parete!
Ovviamente, oltre a queste vettovaglie da supermercato, il Fiorino conteneva anche uno scrigno prezioso di gioielli avvolti in canovacci e carta gialla. Erano i tesori che il Bicchi e Pecione recuperavano qua e là tra i contadini dell’area che va dal pisano fino alla Versilia, luoghi frequentati in ragione del loro mestiere di marmisti. Prosciutto, salame, salsicce, guanciale, pancetta, soppressata, lonza, pecorini di varie stagionature e i sottoli fatti in casa.

Il viaggio Pomarance-Civitavecchia proseguiva, quindi, amenamente tra scoppi d’ira, intolleranze familiari, canzoni e risate.
Arrivati nel Grossetano, laddove iniziano delle pinete lungo strada – magnifiche pinete tanto amate da Fruttero e Lucentini e che mi ricorderanno per sempre le atmosfere del loro Enigma in luogo di mare – fermavamo le auto e, sotto le falde di un cappello balsamico di aghi di pino, il Bicchi tirava fuori dal Fiorino l’immancabile crostata per uno spuntino casalingo e sano.
Il viaggio si concludeva al Porto di Civitavecchia dove, dopo la traversata in notturna, avremmo visto le luci di Olbia la mattina presto.
Al 31 di agosto la stessa scena si ripeteva con poche varianti.
Il Fiorino era quasi vuoto.
L’intolleranza tra me e il mio babbo dopo un mese di continua convivenza era arrivata a livelli tali che, da subito, sceglievo di andare in auto con la famiglia Garfagnini pur accettando di sopportare il tedio della nonna Marisa che per l’intero viaggio, ogni 5 minuti spaccati, esclamava: «puhhh che puzzo!!» a causa dell’ormai noto “problema Toby”.
Al contrario, il feeling tra mio babbo e Gianni si era cementificato con una serie di divertenti aneddoti e nuove parole-mantra che sarebbero diventate imperituri tormentoni delle estati successive.
Eravamo tutti abbronzatissimi, pieni di braccialetti colorati e cavigliere tintinnanti.
Prima di partire mio babbo chiamava mia nonna per comunicarle l’orario di arrivo e, immancabilmente, io me la facevo passare ordinando che mi cucinasse il coniglio in umido con i fagiolini. Non ho mai capito perché, ogni volta mi venisse voglia del coniglio: forse era un piatto che mi ricordava casa e, nell’amoroso inconscio linguaggio del cibo, mi comunicava che avevo voglia di rientrare, o forse semplicemente non ne potevo più di tutto quel pesce mangiato perché, come dice mio babbo in uno delle sue frasi-mantra, «il pesce dopo un po’ stucca».
Comunque partivamo, lasciando con grandissimo dispiacere alle nostre spalle il sasso di granito di Portusino.
Cosa c’è stato in mezzo in quel mese straordinario di pura villeggiatura, tra pesca a bollentino, canzoni di Venditti, immersioni subacquee e acquisti di nuovi costumi da bagno, un giorno ve lo racconterò ma oggi è il 31 agosto:  scusatemi, devo andare.
Ho voglia di coniglio in umido con i fagiolini.

CONIGLIO IN UMIDO

Preparazione10 min
Cottura1 h 10 min
cottura dei fagiolini20 min
Tempo totale1 h 40 min
Porzioni: 4 persone

Ingredienti

  • 600 gr fagiolini
  • 1 coniglio tagliato in pezzi
  • 2 spicchi di aglio
  • 1 cipolla
  • 1 costa di sedano
  • 1 carota
  • salvia e rosmarino
  • 10 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  • 1 bicchiere vino rosso
  • 200 gr passata di pomodoro
  • 10 gr concentrato di pomodoro
  • sale e pepe

Istruzioni

  • Prima di tutto prepara i fagiolini: privali delle estremità e del filo, lavali e mettili a lessare in una pentola con abbondante acqua salata per circa 20 min. Quando sono pronti, scolali e mettili da parte.
  • Metti il coniglio tagliato a pezzi in una casseruola con un pizzico di sale e coprilo con un coperchio: a fuoco medio, il coniglio rilascerà tutta la sua acqua. Scolala.
  • Nel frattempo, prepara un trito di cipolla, sedano e carota. Metti il tutto nella casseruola insieme a due spicchi di aglio schiacciato, la salvia, il rosmarino e l'olio. Fai rosolare bene il tutto a fuoco vivace, finché il coniglio non prende un bel colore e sul fondo non si forma un po di "attaccaticcio"
  • A questo punto, versa il vino rosso e con il mestolo stacca "l'attaccaticcio".
  • Quando il vino è sfumato aggiungi la passata e il concentrato di pomodoro e lascialo cuocere a fuoco basso, coperto, per circa 40 minuti. Ogni tanto controlla che non si ritiri troppo il sugo; nel caso, aggiungi un pochina di acqua calda per proseguire la cottura.
  • Poco prima del termine della cottura, metti anche i fagiolini e mescolali bene con il sughetto. Aggiusta di sale e di pepe.

Note

Rigorosamente: fette di pane in quantità per maleducatissime scarpette!
Stampa ricetta

oppure prova queste…

spezzatino con patate

spezzatino con patate

IL PRANZO DELLE MEDIE

Al suono della campanella io ed i miei compagni di classe ci scaraventavamo fuori dall’aula, urtando sedie e banchi e, con una rumorosa corsa a spintoni, tra colpi di gomiti e zaini, uscivamo dalla scuola.
Il suono dei nostri goffi passi di preadolescenti acneici, con masse informi di capelli stopposi, risuonava sulla rampa rivestita di linoleum antiscivolo come quello di un branco di elefanti.

zucchini ripieni

zucchini ripieni

L’ORDINE SALVIFICO DI GABRIELLA

Oggi Gabriella è la mia vicina di casa; la sera dopocena, d’estate, scende in giardino ad annaffiare i fiori e appena i miei figli la vedono corrono giù in strada per aiutarla ma, più che altro, per farsi schizzare con la sistola.
Un tempo era solo la mamma di Caterina, una delle mie migliori amiche.

12 Commenti

  1. Margherita

    Mi sono ritrovata a centellinare la lettura come quando leggi un libro che ti piace tanto e ti dispiace finire….grazie Busina!!!!! Sai dare profumo alle parole… aspetto con l’acquolina…agli occhi ..una nuova storia/ricetta!!!!!! Brava e bella!!!!

    Rispondi
    • badabusina

      Cara Margherita,
      le tue parole mi lusingano.
      Conosco benissimo quella sensazione che dà un libro amatissimo, per cui il tuo commento va oltre la soglia della grandissima soddisfazione.
      Un carissimo abbraccio.
      Martina

      Rispondi
  2. Roberta Bicchi

    Cara Marti complimenti per il tuo blog…delicato e divertente…moderno ma che ricorda con amore la nostra tradizione…brava brava brava

    Rispondi
    • badabusina

      Cara Roberta,
      non so se il blog sia delicato o divertente ma certamente ci ho messo tutto il mio amore per la tradizione, per un paese, per certi personaggi ed atmosfere che hanno reso bella e ricca di aneddoti la mia vita.
      Grazie a te.
      Martina

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    • Sergio e Marta

      Cara Martina, prima di tutto prenditi un brava brava brava, per averci fatto rivivere quei bei momenti trascorsi insieme e per come li hai descritti, sembra ieri. Ci hai fatto commuovere. Sergio e Marta

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      • badabusina

        Miei carissimi Sergio e Marta,
        è stato facile scrivere di quei giorni: abbiamo vissuto estati indimenticabili, di una bellezza da togliere il fiato.
        Ci saranno altri racconti perché quei mesi in Sardegna hanno prodotto talmente tanti ricordi e aneddoti che non possono certo esaurirsi in un solo viaggio di andata e ritorno.
        A presto, quindi.
        Un carissimo abbraccio.
        Martina

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        • Edda Becorpi

          Bravissima Martina mi hai commosso perche mi hai riportato indietro nel tempo quando da bimbetta vedevo fare a tua nonna le torte da sposi ricoperte di tanto burro montato bianco e rosone rosa scomparsa di confettini argento bellissime solo chi è un bravo pasticcere(tua nonna lo era)sa fare.grazie Martina

          Rispondi
          • badabusina

            Grazie cara Edda,
            il piacere è il mio: quello di ricevere questi bei ricordi legati a mia nonna.

  3. lisa garfagnini

    COMMENTI DI GETTO…. A CALDO…. :
    Ora non ti telefono perché mi hai fatto incrinare la voce……
    Ho letto tutto …
    Mi auguro che questi frammenti di pura poesia, arrivino dritti al cuore di chi teli ha ispirati!
    …….Anzi…c’ho ripensato: …..LORO ci ascoltano di sicuro….hanno visto da poco OK IL PREZZO È GIUSTO….. e mentre Gino è vicino a Tiberio che dorme….Rosa e Evera hanno battuto le mani incitando e inneggiando al 100!! SICURO!!
    PS: Ah….dimenticavo…
    Il tutto rigorosamente in cucina al buio!!

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    • badabusina

      Lisa mi fai piangere di nostalgia!
      Un abbraccio

      Rispondi
  4. lisa garfagnini

    Quando un sapore, un’immagine, un profumo diventano poesia…poesia della mente e del cuore….
    Quando, grazie alla forza degli affetti, quelli più semplici e veri, la trasparenza, l’armonia e la dolcezza dei ricordi di bambina, diventano la prova tangibile che l’Amore si Trasforma e non Muore Mai!

    Rispondi
    • badabusina

      Lisa,
      così invece mi fai piangere e basta!!
      E’ troppo!!!
      Martina

      Rispondi

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